Federmacchine esprime forte preoccupazione per i ritardi sull’iperammortamento 2026 e per l’ipotesi di estendere le agevolazioni ai beni extra UE, penalizzando il machinery italiano.
L’iperammortamento 2026 torna al centro del dibattito industriale. Secondo Federmacchine i costruttori italiani di beni strumentali guardano con crescente preoccupazione ai ritardi nell’emanazione dei decreti attuativi previsti dalla Legge di Bilancio 2026 e alle recenti dichiarazioni sull’eventuale estensione degli incentivi anche ai beni prodotti fuori dall’Unione Europea.
Federmacchine: preoccupazione per i ritardi sui decreti attuativi
Secondo Bruno Bettelli, presidente di Federmacchine, la lunga attesa per rendere operativo l’iperammortamento rischia di avere un effetto controproducente sul mercato dei beni strumentali. Le imprese del machinery italiano, che avevano ricevuto rassicurazioni sulla disponibilità della misura già dall’inizio del 2026, si trovano ora in una fase di incertezza che frena le decisioni di investimento. In assenza di regole chiare e definitive, la domanda resta sospesa. Le aziende attendono di conoscere modalità operative, criteri tecnici e ambiti di applicazione dell’iperammortamento, una misura nata per stimolare il rinnovamento tecnologico ma che, nelle condizioni attuali, rischia di bloccare il mercato.
Iperammortamento 2026 e instabilità del contesto internazionale
Il quadro è ulteriormente complicato da un contesto economico e geopolitico instabile. Secondo Federmacchine, l’incertezza normativa legata agli incentivi industriali si somma alle tensioni internazionali, creando un clima sfavorevole per la pianificazione degli investimenti produttivi in Italia.
L’iperammortamento dovrebbe rappresentare uno strumento di sostegno alla competitività del manifatturiero nazionale, ma senza tempistiche certe e regole definite rischia di trasformarsi in un fattore di rallentamento.
Il nodo del made in UE e i beni extra UE
A destare particolare preoccupazione è anche l’ipotesi di eliminare la clausola del made in UE dall’iperammortamento 2026. Una possibilità che, secondo il presidente Bettelli, indebolirebbe la tutela della produzione europea e penalizzerebbe il machinery italiano, già sottoposto a stringenti requisiti normativi e di sicurezza.
La limitazione degli incentivi ai beni prodotti nell’Unione Europea è vista da Federmacchine come uno strumento fondamentale di salvaguardia industriale, oltre che un segnale politico a sostegno del manifatturiero europeo.
Federmacchine: attenzione a sicurezza, certificazioni e concorrenza leale
Federmacchine richiama inoltre l’attenzione sulla necessità di garantire condizioni di concorrenza eque. L’eventuale apertura ai beni extra UE deve andare di pari passo con un rigoroso controllo sul rispetto delle norme di sicurezza e delle certificazioni richieste ai produttori europei.
Secondo la federazione, è essenziale che le autorità italiane ed europee vigilino affinché tutti i macchinari installati sul territorio nazionale rispettino gli stessi standard, evitando distorsioni del mercato e rischi per la sicurezza.
Un appello al Governo per il manifatturiero europeo
Il messaggio di Federmacchine è chiaro: servono risposte rapide e scelte coerenti per sostenere il sistema dei beni strumentali. Un intervento deciso sull’iperammortamento 2026 rappresenterebbe un segnale concreto di fiducia verso il manifatturiero italiano ed europeo, oggi più che mai strategico per la crescita economica del Paese.
a cura di Maria Bonaria Mereu

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