Dollaro, incertezza globale e costi energetici frenano l’economia italiana. Secondo Confindustria, l’industria è instabile e l’export debole, mentre gli investimenti restano l’unico sostegno.
L’economia industriale italiana resta fragile e caratterizzata da forti elementi di incertezza. Secondo i dati di gennaio 2026 elaborati dal Centro Studi Confindustria, l’industria mostra un andamento volatile, l’export è debole e i consumi restano prudenti. In questo scenario, gli investimenti – sostenuti anche dal PNRR – rappresentano l’unico vero fattore di tenuta, mentre il contesto internazionale e il cambio sfavorevole continuano a esercitare pressioni negative.
Il quadro macroeconomico: crescita debole e incertezza
L’analisi di Confindustria descrive un’economia industriale italiana quasi ferma, con segnali contrastanti tra i diversi indicatori macroeconomici. Elementi principali:
- crescita complessivamente modesta
- elevata incertezza economica e geopolitica
- fiducia di imprese e famiglie ancora fragile.
Industria italiana: segnali contrastanti e alta volatilità
Il comparto industriale continua a mostrare andamenti irregolari, alternando fasi di recupero a nuovi rallentamenti. Secondo Confindustria:
- la produzione industriale registra forti oscillazioni mensili
- gli indicatori PMI manifatturieri si collocano spesso sotto la soglia di espansione
- la visibilità sul ciclo industriale resta limitata.
L’industria, pur non in crisi strutturale, non riesce a imboccare un percorso di crescita stabile.
Economia industriale italiana, export debole
Uno dei principali fattori di freno per l’economia italiana è rappresentato dalla dinamica delle esportazioni. Le cause evidenziate da Confindustria sono:
- dollaro debole, che penalizza la competitività delle esportazioni italiane
- domanda estera debole in mercati chiave come Germania e Francia
- rallentamento degli scambi con USA e Regno Unito.
Dopo un forte calo a ottobre, l’export mostra solo un recupero marginale, restando complessivamente fragile.
Energia e fattori esterni: nuove pressioni sui costi
Il contesto internazionale continua a incidere negativamente sui costi di produzione. Fattori critici:
- prezzi del petrolio in risalita a inizio 2026
- prezzi del gas naturale che non tornano sui minimi precedenti
- tensioni geopolitiche che alimentano instabilità finanziaria.
Questi elementi aumentano i costi per le imprese e comprimono i margini industriali.
Investimenti: il ruolo chiave del PNRR
In un quadro complesso, gli investimenti rappresentano l’unico vero elemento di sostegno alla crescita. Secondo i dati elaborati da Confindustria:
- crescono gli investimenti in macchinari, beni strumentali e costruzioni
- aumentano i contratti di leasing
- il PNRR continua a sostenere la domanda di investimenti.
Tuttavia, Confindustria segnala anche un recente calo della fiducia nei settori dei beni strumentali e delle costruzioni.
Consumi interni: famiglie prudenti
Nonostante un miglioramento del reddito complessivo delle famiglie, i consumi restano contenuti. Tra le cause principali:
- aumento della propensione al risparmio
- clima di incertezza economica
- attese prudenti sul futuro.
Il risultato è una domanda interna che non riesce a sostenere pienamente la crescita.
Economia industriale italiana fragile ma non ferma
L’analisi del Centro Studi Confindustria restituisce un quadro chiaro in cui emergono:
Fattori di debolezza
- Industria volatile
- Export penalizzato dal cambio
- Consumi cauti
- Costi energetici elevati.
Fattori di sostegno
- Investimenti in crescita
- Effetto PNRR
- Dinamiche positive nel credito.
La crescita resta possibile, ma fortemente dipendente dagli investimenti e dall’evoluzione del contesto internazionale.
a cura di Maria Bonaria Mereu

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